C’è un modo maturo di fare transizione: accelerare sulle energie rinnovabili senza sacrificare paesaggi, suoli fertili e comunità locali. Per questo sostengo l’appello dei docenti universitari pubblicato da Terra Nuova, che chiede criteri chiari: priorità alle aree già urbanizzate, tutela dei terreni agricoli più fertili, definizione di “aree idonee” per fonte e taglia, e dialogo reale con i territori, in particolare sui crinali appenninici. È la direzione giusta, e va assunta subito da chi governerà la Regione Toscana. (Terra Nuova)
La mia posizione nasce da anni di militanza nella Rete dei Comitati per la Difesa del Territorio, a fianco di Alberto Magnaghi: lì ho imparato una visione di autosostenibilità dei luoghi, dove energia, cibo, artigianato e servizi si tengono insieme e rigenerano le economie locali. È per questo che considero prioritaria la ricostruzione delle filiere del cibo, dell’artigianato e dei prodotti locali: non sono folklore, sono infrastrutture di resilienza economica, sociale ed ecologica. Le rinnovabili devono agganciarsi a queste filiere (comunità energetiche legate a cooperative agricole, distretti artigiani efficientati, autoconsumo diffuso), non calare dall’alto con impianti invasivi. (Sintesi programmatica personale)
Questa impostazione è perfettamente coerente con la Convenzione Europea del Paesaggio (Firenze, 2000), che definisce il paesaggio come “una parte di territorio così come è percepita dalle popolazioni” e ne chiede protezione, gestione e pianificazione per tutti i paesaggi, non solo quelli “da cartolina”. Dunque il paesaggio non è un lusso estetico: è un diritto inalienabile delle comunità e una risorsa strategica, come ha chiarito la dottrina giuridica seguita alla Convenzione. (Consiglio d'Europa)
Sostengo quindi un modello toscano delle rinnovabili che tenga insieme:
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Aree idonee definite con criteri trasparenti (riusi, tetti, porti, capannoni, parcheggi, aree degradate, fiancheggiature di ferrovie, strade e autostrade ecc...);
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Comunità energetiche radicate nelle filiere locali (agroalimentare, artigianato, servizi), con benefici economici che restano sul territorio;
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Tutela dei suoli agricoli e dei crinali appenninici più sensibili;
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Valutazioni paesaggistiche serie e partecipate, come chiede l’appello. (Terra Nuova)
In conclusione: transizione sì, ma intelligente. Sottoscrivo lo spirito dell’appello perché mette al centro il buon governo del territorio: rinnovabili diffuse e ben localizzate, paesaggio come bene comune, filiere locali come ossatura dell’economia. È questa la strada per una Toscana che riduce le emissioni e rafforza lavoro, qualità della vita e identità dei luoghi. Invito chi legge a leggere e condividere l’appello e a portare questa discussione nei consigli comunali, nelle associazioni, nelle imprese e nelle scuole. (Terra Nuova)
Rinnovabili sì, ma con i territori: è così che si vince davvero la sfida climatica. Se entrerò in consiglio proporrò come dico da tempo l'istituzione di una scuola di Alta Formazione Langer - Magnaghi per far si che questa visione prende sempre più terreno.